Diego Mariani

Chi conosce Diego Mariani non si meraviglia di vederlo seduto al pc per i suoi lavori di grafica mentre racconta di una saracinesca commissionatagli il pomeriggio prima, ascoltando contemporaneamente i suoni prodotti con qualsiasi oggetto gli passi per le mani, essendo anche un ottimo batterista. Forse più che duttile è “ingordo”, attitudine ravvisabile nei suoi lavori pittorici, dove sperimenta diverse situazioni tecniche su supporti altrettanto vari. Diego Mariani (Milano, 15 marzo 1982) muove i primi passi nel campo dell’arte con brillanti risultati sin dal liceo artistico. Formativi per l’avvio del suo percorso, che fin dall’inizio ha un’impronta grafica, sono il padre Roberto Mariani e l’opera dello zio materno Alberto Schiavi. Il linguaggio pittorico di quest’ultimo, denominato “Arte virtuale”, trasforma minime quantità di colore in polvere luminosa che dissolvono e danno vita agli elementi del quadro utilizzando mezzi pittorici tradizionali e al contempo supporti particolari, realizzando un’immagine incorporea e fluttuante, componente stilistica che Diego Mariani mutua soprattutto nei suoi acquarelli. Continua sulla strada della grafica attraverso le indagini visive nel campo della pubblicità, della fotografia e dell’immagine coordinata ai prodotti. Nel frattempo si avvicina all’indole istintiva del disegno astratto di Pasquale D’Orlando scoprendo una tecnica pittorica molto personale. I suoi elaborati devono molto anche all’Aerosol Art e alla Street Art, di cui è appassionato praticante, e da cui rileva un virtuosismo grafico dalle accese cromie. Le stesure vivaci investono di vitalità lo sfondo e le sue colate di colore diluito ad acqua irradiano di emozione chi le osserva, così come le vernici utilizzate dai writer accendono il grigio urbano. Lo spettatore è indotto a decifrare, sotto le velature arzigogolate, le figure che traspaiono dallo sfondo come visioni oniriche, ma al contempo reali, desunte dal caotico divenire di una grande metropoli, come la sua natale Milano propone incessantemente. Diego Mariani utilizza tecniche espressive differenti all’interno dello stesso pannello, passando dal vaporoso acquarello al pastoso acrilico. Nei suoi lavori permane un linearismo grafico che modella plasticamente i soggetti facendoli talvolta aggettare in superficie e trasformandoli in sostanza cromatica dalla vita autonoma che sente stretto il supporto bidimensionale e quasi vuole partecipare alla terza dimensione. Anche il supporto di volta in volta è diverso: varia dal cartoncino alla carta fotografica abrasa da pennellate di colore, fino ad arrivare al cartone da imballaggio e ai materiali bassi di recupero, chiamati a vivere o rivivere nel mondo dell’arte dopo essere “battezzati”, “eletti” dalle mani dell’autore. La sua cifra stilistica è legata al “magmatico fluire contemporaneo”. Sono dunque all’ordine del giorno le tecniche della pittura da cavalletto che si uniscono ai materiali di recupero, involucri di una società ormai votata al consumo. I suoi elaborati propongo suggestioni visive e autobiografiche colte attraverso una gestualità rapida capace di mostrare con immediatezza allo spettatore gli aspetti più intimi dei soggetti ritratti, ma che al contempo sono frutto di una rielaborazione mentale. Diego Mariani joined Society6 on February 2, 2012

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Chi conosce Diego Mariani non si meraviglia di vederlo seduto al pc per i suoi lavori di grafica mentre racconta di una saracinesca commissionatagli il pomeriggio prima, ascoltando contemporaneamente i suoni prodotti con qualsiasi oggetto gli passi per le mani, essendo anche un ottimo batterista. Forse più che duttile è “ingordo”, attitudine ravvisabile nei suoi lavori pittorici, dove sperimenta diverse situazioni tecniche su supporti altrettanto vari. Diego Mariani (Milano, 15 marzo 1982) muove i primi passi nel campo dell’arte con brillanti risultati sin dal liceo artistico. Formativi per l’avvio del suo percorso, che fin dall’inizio ha un’impronta grafica, sono il padre Roberto Mariani e l’opera dello zio materno Alberto Schiavi. Il linguaggio pittorico di quest’ultimo, denominato “Arte virtuale”, trasforma minime quantità di colore in polvere luminosa che dissolvono e danno vita agli elementi del quadro utilizzando mezzi pittorici tradizionali e al contempo supporti particolari, realizzando un’immagine incorporea e fluttuante, componente stilistica che Diego Mariani mutua soprattutto nei suoi acquarelli. Continua sulla strada della grafica attraverso le indagini visive nel campo della pubblicità, della fotografia e dell’immagine coordinata ai prodotti. Nel frattempo si avvicina all’indole istintiva del disegno astratto di Pasquale D’Orlando scoprendo una tecnica pittorica molto personale. I suoi elaborati devono molto anche all’Aerosol Art e alla Street Art, di cui è appassionato praticante, e da cui rileva un virtuosismo grafico dalle accese cromie. Le stesure vivaci investono di vitalità lo sfondo e le sue colate di colore diluito ad acqua irradiano di emozione chi le osserva, così come le vernici utilizzate dai writer accendono il grigio urbano. Lo spettatore è indotto a decifrare, sotto le velature arzigogolate, le figure che traspaiono dallo sfondo come visioni oniriche, ma al contempo reali, desunte dal caotico divenire di una grande metropoli, come la sua natale Milano propone incessantemente. Diego Mariani utilizza tecniche espressive differenti all’interno dello stesso pannello, passando dal vaporoso acquarello al pastoso acrilico. Nei suoi lavori permane un linearismo grafico che modella plasticamente i soggetti facendoli talvolta aggettare in superficie e trasformandoli in sostanza cromatica dalla vita autonoma che sente stretto il supporto bidimensionale e quasi vuole partecipare alla terza dimensione. Anche il supporto di volta in volta è diverso: varia dal cartoncino alla carta fotografica abrasa da pennellate di colore, fino ad arrivare al cartone da imballaggio e ai materiali bassi di recupero, chiamati a vivere o rivivere nel mondo dell’arte dopo essere “battezzati”, “eletti” dalle mani dell’autore. La sua cifra stilistica è legata al “magmatico fluire contemporaneo”. Sono dunque all’ordine del giorno le tecniche della pittura da cavalletto che si uniscono ai materiali di recupero, involucri di una società ormai votata al consumo.
I suoi elaborati propongo suggestioni visive e autobiografiche colte attraverso una gestualità rapida capace di mostrare con immediatezza allo spettatore gli aspetti più intimi dei soggetti ritratti, ma che al contempo sono frutto di una rielaborazione mentale.

Diego Mariani joined Society6 on February 2, 2012.

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